il NUOVO CAFFE' | QUALE RUOLO DI ASTI QUANDO NON SARA’ PIU’ CAPOLUOGO?
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QUALE RUOLO DI ASTI QUANDO NON SARA’ PIU’ CAPOLUOGO?

QUALE RUOLO DI ASTI QUANDO NON SARA’ PIU’ CAPOLUOGO?

laurana laiolo foto

 

Laurana Lajolo

Dopo l’abolizione delle province e ora, dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione, Asti deve fare i conti con la perdita della funzione di capoluogo, che comporta il trasferimento di uffici pubblici e di settore. Alcune aggregazioni con Alessandria sono già avvenute, altre sono in corso. Ad esempio la riduzione del numero dei prefetti e delle Camere di Commercio indica che molti uffici statali o con compiti direzionali del territorio provinciale scompariranno e nell’arco di qualche anno vi sarà una riduzione di personale addetto. Oggi l’economia astigiana è basata sui dipendenti pubblici degli enti e dell’ospedale, che portano in città anche i residenti in provincia per pratiche e altre incombenze, aiutando il commercio e attività di servizio. Con l’accorpamento degli uffici ad Alessandria verrà a mancare questo flusso di presenze. Va quindi progettata una nuova visione della città, che sostituisca il ruolo di capoluogo di provincia. Intorno ci sono esempi interessanti come Alba, Acqui, Nizza che hanno uno sviluppo soprattutto commerciale e turistico. Anche Asti può pensare di potenziare questi settori senza dimenticare la sua profonda vocazione culturale come area di attrazione di un territorio più vasto e puntare sull’innovazione tecnologica.

Dopo l’abolizione delle province e ora, dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione, Asti deve fare i conti con la perdita della funzione di capoluogo, che comporta il trasferimento di uffici pubblici e di settore. Alcune aggregazioni con Alessandria sono già avvenute, altre sono in corso. Ad esempio la riduzione del numero dei prefetti e delle Camere di Commercio indica che molti uffici statali o con compiti direzionali del territorio provinciale scompariranno e nell’arco di qualche anno vi sarà una riduzione di personale addetto. Oggi l’economia astigiana è basata sui dipendenti pubblici degli enti e dell’ospedale, che portano in città anche i residenti in provincia per pratiche e altre incombenze, aiutando il commercio e attività di servizio. Con l’accorpamento degli uffici ad Alessandria verrà a mancare questo flusso di presenze. Va quindi progettata una nuova visione della città, che sostituisca il ruolo di capoluogo di provincia. Intorno ci sono esempi interessanti come Alba, Acqui, Nizza che hanno uno sviluppo soprattutto commerciale e turistico. Anche Asti può pensare di potenziare questi settori senza dimenticare la sua profonda vocazione culturale come area di attrazione di un territorio più vasto e puntare sull’innovazione tecnologica.

Dopo l’abolizione delle province e ora, dopo l’approvazione della riforma della pubblica amministrazione, Asti deve fare i conti con la perdita della funzione di capoluogo, che comporta il trasferimento di uffici pubblici e di settore. Alcune aggregazioni con Alessandria sono già avvenute, altre sono in corso. Ad esempio la riduzione del numero dei prefetti e delle Camere di Commercio indica che molti uffici statali o con compiti direzionali del territorio provinciale scompariranno e nell’arco di qualche anno vi sarà una riduzione di personale addetto. Oggi l’economia astigiana è basata sui dipendenti pubblici degli enti e dell’ospedale, che portano in città anche i residenti in provincia per pratiche e altre incombenze, aiutando il commercio e attività di servizio. Con l’accorpamento degli uffici ad Alessandria verrà a mancare questo flusso di presenze. Va quindi progettata una nuova visione della città, che sostituisca il ruolo di capoluogo di provincia. Intorno ci sono esempi interessanti come Alba, Acqui, Nizza che hanno uno sviluppo soprattutto commerciale e turistico. Anche Asti può pensare di potenziare questi settori senza dimenticare la sua profonda vocazione culturale come area di attrazione di un territorio più vasto e puntare sull’innovazione tecnologica.