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Riflettendo pensavo: come deve essere un sindaco al tempo della crisi

Riflettendo pensavo: come deve essere un sindaco al tempo della crisi

COME DEVE ESSERE UN SINDACO  AL TEMPO DELLA CRISI ?

MERGO un sindaco al tempo di crisisociale e ambientale: un bravo economista che amministra i pochi soldi che ha secondo le disposizioni di legge, o un animatore creativo, per far nascere una nuova idea di cittadinanza? Come può garantirci un futuro: dirigendo un’amministrazione che pareggia i bilanci o uno che fa un paziente lavoro per formare nuovi cittadini che prendono il gusto alla partecipazione, che vogliono il bene comune, che hanno un spiccato senso della  comunità, che si sentono ognuno responsabile del tutto?   Penso che siamo stufi di questi sindaci standard, noiosi e gasati, arroganti e menefreghisti,  un sindaco deve essere una persona’’ Fuori  dagli schemi’’ fuori  dalla ‘’metodologia’, ’ fuori dalla ‘’retorica’’    ma cosa vuol dire questa ‘’fuori’’

Ho immaginato una persona che si fonde con le scienze della società e con l’impegno politico, per dare una proposta valida ai soliti giochi di potere, perché è fondata su altri ambiti, la tradizione di pari passo con il nuovo, riproduzione culturale, e il ruolo dell’ arte e della bellezza. 

Oggi esiste solo la  politica del dominio,  essa privilegia, in ogni ambito, la ricerca dei meri risultati; si è rinchiusa all’interno di una prospettiva suicida di pianificazione a breve termine; soffoca il proprio pensiero con il laccio della contrapposizione “noi/loro”, che considera il “diverso” un nemico. Il risultato delle dinamiche vigenti è una simmetria dolorosa tra chi è disposto a tutto per vincere e chi è disposto a perdere tutto per impedire la vittoria dell’altro. Una situazione bloccata che bisogna cambiare , decostruendo in vari modi la classica figura del “potente” rappresentata da vestiti gessati, cravatte e una certa etichetta.

Nel sistema democratico teoricamente perfetto, l’attività politica dovrebbe essere aperta a ogni soggetto capace di intendere e volere, non un mestiere o un diritto riservato a pochi, come purtroppo spesso avviene. Quando una casta di politici di professione afferma che qualcuno fa dell’ “antipolitica” sta semplicemente dicendo che è diverso da loro, che è estraneo alle contrapposizioni  tradizionali.

Serve un sindaco che invita le persone  ad essere fedeli all’onestà e alla dignità. “La vita umana e il denaro pubblico devono diventare concetti sacri”. I programmi richiedono dialogo e reciproco ascolto. In un paese in cui il concetto di democrazia rappresentativa è stato  da tempo  sostituito da quello di razionalità, strategica, la speranza converge nella democrazia partecipativa. Il principio “una persona, un voto” deve essere  sostituito da “una persona, una voce”  . La scommessa più “visionaria” affrontata da un nuovo sindaco potrebbe essere individuata nell’originalità dell’approccio comunicativo con il quale proporrà  temi di grande interesse collettivo, nella ricerca di una trasformazione sociale costruita sulla quotidianità dei singoli, e sviluppata dall’autoregolazione tra gli stessi cittadini. Deve essere un  ricercatore sociale, un osservatore indipendente interessato ad agire personalmente sugli schemi tradizionali che delimitano la realtà, che sa captare l’attenzione dei cittadini mediante idee razionali e comunicazione trasparente, senza mai aggredire gli avversari. Per i suoi giovani, pronti a seguirlo ma anche a criticare e proporre, si tratta di un oggetto misterioso che ispira immediata simpatia, proprio per il suo evidente essere “altro”.