il NUOVO CAFFE' | UN MODELLO DA ESPORTARE FUORI DA PIAZZA LIBERTA’ – I buoni esempi da seguire per far ripartire l’Astigiano.
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UN MODELLO DA ESPORTARE FUORI DA PIAZZA LIBERTA’ – I buoni esempi da seguire per far ripartire l’Astigiano.

UN MODELLO DA ESPORTARE FUORI DA PIAZZA LIBERTA’ – I buoni esempi da seguire per far ripartire l’Astigiano.

Un modello da esportare

fuori da piazza Libertà

Il Direttore della STAMPA di Asti commenta il successo della banca astigiana e ne trae spunto per alcune preoccupate considerazioni sulla situazione  di Asti e provincia che sta  perdendo colpi in tutti i settori.  L’invito implicito alla classe dirigente locale è di  seguirne l’esempio della banca, nel senso di  uscire da una visione troppo localistica, incapace di agire con criteri di ampio respiro. Sono le stesse considerazioni più volte espresse da diversi  lettori del NUOVO CAFFE.

Fulvio Lavina

Duecento milioni di euro raccolti in poche settimane. Chi all’inizio di questa operazione aveva espresso perplessità ha dovuto ricredersi. Chiedere al mercato una cifra così importante in un momento come questo (crisi finanziaria, Borse altalenanti), in un luogo come questo (Asti non è certo l’esempio di un’economia florida) e riuscire a collocarla tutta, vuol dire principalmente una cosa: che il brand Cassa di risparmio di Asti riscuote fiducia.
Acquistare un’azione non significa solo comprare una quota del capitale di un’impresa, ma anche avere la fondata speranza che quei soldi investiti diano una remunerazione (dividendo) e possano poi tornare indietro con un valore aumentato. Se si pensa che a sottoscrivere le nuove azioni della Banca di Asti non sono stati grandi investitori, ma piccoli risparmiatori, famiglie, imprenditori, allora il significato diventa che nella percezione pubblica la Cassa di risparmio è un istituto solido, su cui si sceglie di investire con fiducia specie in un momento difficile.
Merito indubbiamente delle scelte fatte da chi guida la banca, il presidente Aldo Pia e l’amministratore delegato Carlo Demartini, ma anche di tutti quei funzionari e impiegati che sono il volto della banca a diretto contatto con la clientela. E merito anche delle scelte operate qualche anno fa dalla Fondazione guidata da Michele Maggiora, quando con voto sofferto si decise la strada dell’autonomia, mentre era facile invece imboccare quella degli accorpamenti ai grandi gruppi.
Autonomia che però non ha mai voluto dire isolamento: prima Deutsche Bank, poi Popolare di Milano sono stati gli alleati, i compagni di strada che hanno aiutato a crescere. E diventare oggi uno dei principali attori, quanto meno a livello regionale (ma le insegne del Gruppo sono anche in Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), del settore bancario.
Guardando fuori dalle finestre di piazza Libertà, però, lo scenario non è così confortante. La Provincia non si sa che cosa sarà e potrà fare; la Camera di commercio pare destinata ad «annacquarsi» nel nuovo grande ente del Sud Piemonte. Il Comune (i Comuni) sono schiacciati da un governo che impone tagli alle risorse relegandoli al mero ruolo di erogatori di servizi (anche qui, con non poche difficoltà) e non riescono a diventare i registi dello sviluppo del territorio.
Allora viene da chiedersi se non esista un «modello Cassa di risparmio» da seguire e magari esportare fuori dalle stanze della banca per dare a questo territorio una prospettiva di crescita, delle linee guida attorno alle quali creare una ben delineata unità di intenti che superi campanilismi o il respiro corto del «meglio l’uovo oggi» e ridia fiducia. Forse bisognerebbe cominciare a pensarci.

LAVINA STAMPA  copy copy