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UNIONI CIVILI UNA PRATICA CHE NON SERVE A NULLA:UN ALTRO BLUFF DELL’AMMINISTRAZIONE BRIGNOLO

UNIONI CIVILI UNA PRATICA CHE NON SERVE A NULLA:UN ALTRO BLUFF DELL’AMMINISTRAZIONE BRIGNOLO

Unioni Civili: una pratica che non serve a nulla
DI MAURIZIO LATTANZIO
Il 22 settembre scorso il Consiglio Comunale di Asti, dopo ben quattro ore di accesa discussione, tra i toni trionfalistici di tre consiglieri tra cui un Civatiano ideologicamente motivato, e l’evidente estremo sforzo della restante parte del PD ma con il voto contrario dell’UDC (sempre in maggioranza), ha approvato l’istituzione del registro delle unioni civili e il relativo regolamento.
A parte il fatto che mi pare quantomeno inopportuno dedicare quattro ore di discussione ad un argomento che, per i motivi che appresso esporrò, non è sicuramente da ritenersi prioritario per la città e per un’amministrazione che voglia essere presente e attiva nei confronti dei propri concittadini, mi sono chiesto più volte durante la discussione, se non fosse stato più opportuno dedicare lo stesso impegno a elaborare una seria presa di posizione del Consiglio Comunale ed eventuali iniziative concrete, da assumersi in esito alla soppressione della Provincia, della Prefettura, della Questura (forse) del Provveditorato agli Studi, dell’ATL e della Camera di Commercio, che costituivano la spina dorsale della gestione amministrativa del nostro territorio e che ci sono state sottratte nella totale indifferenza della istituzioni locali e dei nostri onorevoli astigiani.
Capisco che il sindaco, di provata fede renziana, non può battere i pugni più di tanto, ponendosi in netto contrasto con il suo mentore e che in ogni caso i cittadini hanno avuto pur sempre la soddisfazione di essere visitati dal Vice Capo della Polizia, ( non si sa perché pensionato il giorno dopo la sua presenza ad Asti), il quale, al di là del piacere personale della gita fuori porta, alla città non ha portato alcun vantaggio, ma ritengo che impegnare tempo e denaro pubblico per pratiche dal contenuto strettamente ideologico, che carpiscono la buona fede dei cittadini (di gran parte quantomeno), che non apportano nulla alla città, ma che al contrario potrebbero ingenerare false aspettative, sia oltre che inutile anche gravemente scorretto dal punto di vista politico amministrativo.
Sia l’Assessore Bagnadentro che ha proposto la pratica in Consiglio che i sostenitori convinti (che sono poi tre soltanto), si sono affannati a precisare che la pratica ha un alto valore simbolico, che è una concreta manifestazione di vicinanza a coloro che vivono il problema delle coppie di fatto, che servirà da stimolo al Governo e al Parlamento in grave ritardo nel legiferare, ma tutto ciò non sposta il problema determinante e dirimente del fatto che la pratica e il relativo registro che con la stessa è stato istituito non regola nulla, non ha alcun valore, né tantomeno migliora in qualche modo la situazione di disagio che vivono quotidianamente le coppie di fatto, siano esse etero o omosessuali.
Il pericolo concreto era ed è quello di ingenerare nei cittadini, quantomeno in alcuni, false aspettative che, all’atto dell’iscrizione del registro si manifesterebbero in tutta la loro realtà e concretezza: l’iscrizione non conferisce alcuno status giuridicamente tutelato o tutelabile, non regolarizza alcunchè e non pone i soggetti iscritti in una situazione diversa o migliore da quelli non iscritti: in sostanza il registro e la sua iscrizione non sono nulla e non hanno nessuna efficacia perchè l’unica competenza a regolare la materia è del Parlamento e non del Comune. Il fatto che la pratica induca false aspettative è dimostrato dal confronto talvolta acceso che ha sollevato sui social, segno evidente che non se ne è compresa la totale inutilità dal punto di vista legale. E’ paradossale che una giunta dello stesso colore politico del Governo centrale, colpevolmente in ritardo nel legiferare sull’argomento e nell’elaborare finalmente una normativa che regoli le unioni di fatto di qualsiasi tipo (su cui sono pienamente e totalmente d’accordo), si senta in dovere di approvare a scopo meramente provocatorio una pratica come quella in esame, quando già nel marzo di quest’ano il Consiglio stesso, a larga maggioranza aveva votato un ordine del giorno di contenuto analogo. Ho tentato di convincere il Consiglio a desistere e a ritirare la pratica, ma l’insistenza dei tre consiglieri di cui ho parlato e la palese difficoltà in cui si trovava al momento il sindaco, preoccupato forse dal traballare della sua maggioranza in ipotesi di ritiro, hanno consentito l’approvazione di questa ennesima beffa per i cittadini, e ripeto, proprio per quelli che, come le coppie di fatto, non godono di alcuna tutela giuridica e per ciò solo dovrebbero essere maggiormente garantite.
Avv. Maurizio Lattanzio

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